Rendi ragione della Speranza

“Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni”.

Con queste parole tratte dalla Spes non Confundit di Papa Francesco, muoviamo i nostri passi, come pellegrini di speranza, preparandoci in questi giorni a celebrare la festa della Madre della Misericordia, in questo Anno Giubilare; giorni, questi, che vogliono essere non tanto un’occasione di “sentire una predica”, ma un momento nel quale “fare esercizi di speranza”, perché quel seme piccolo ma potente della speranza, come quel granellino di senape, possa crescere sempre di più in noi, rendendoci poi anche capaci di rianimare la speranza negli altri.

Nella Prima Lettera di Pietro, al cap. 3 vv. 13-17 leggiamo:

Chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male.

San Pietro sta parlando ai fedeli del suo tempo, a gente che si sta raccogliendo attorno alla prima Chiesa. Pietro ha nel cuore i credenti di Roma, ai quali si sta rivolgendo, ma anche i fedeli delle altre piccole comunità cristiane che stanno sorgendo. Sono persone semplici che sono attratte dalla predicazione della Pasqua del Signore. Pietro sta proponendo la figura del Dio di Gesù, Dio della misericordia e del perdono, del Dio che si lascia perfino crocifiggere per portare sulla Croce il peccato di tutti gli uomini.

È una Chiesa piccola e perseguitata, che sta lottando quotidianamente con forza per vivere una testimonianza di fede coerente.

E noi? Viviamo in un tempo storico molto differente da quello di Pietro. Almeno qui da noi non c’è persecuzione della Chiesa in quanto tale. Ma, dobbiamo ammetterlo, viviamo dentro un tempo che è abitato da grande indifferenza. Potremmo dire che in questo tempo questo è il genere di persecuzione. Sembra che a pochi importi molto di Dio, e assistiamo anche ad adulti che rischiano di educare generazioni di giovanissimi totalmente “sganciati” da un orizzonte di fede. Non c’è opposizione, semplicemente c’è indifferenza.

Ne siamo consapevoli?

È a questa società, a questo mondo, che noi dobbiamo parlare e con cui confrontarci. È a questa società che dobbiamo rendere ragione della speranza che è in noi!

E cosa significa questo? Cosa significa saper rendere ragione della speranza?

San Pietro, sempre nella Prima Lettera, esprime alcune idee chiave che ci possono aiutare a capire.

Al centro c’è la Pasqua di Gesù! Avere un cammino di fede, avere un cammino di speranza significa aderire a Cristo morto e risorto!

Il comportamento del cristiano non può essere assolutamente uguale a quello di chi non ha fede! Purtroppo oggi sembra che come cristiani si sia molte volte incapaci di fare la differenza… siamo sicuri che ci guarda dal di fuori capisca, intuisca la nostra fede in Cristo?

San Pietro diceva che la fede e la speranza sono fisse in Dio. Quindi in credente alimenta continuamente la sua speranza alla Pasqua del Signore, e quindi necessita continuamente della celebrazione della Pasqua del Signore, e quindi dell’Eucarestia.

Le due cose sono legate insieme. Per rendere ragione della speranza cristiana, un credente si alimenta continuamente all’Eucarestia e, di conseguenza, vive la vita come un pellegrinaggio nel quale attentamente cerca di tenersi lontano da ciò che sono le “opere della carne” per crescere sempre più nella santità. Santità che non consiste tanto nel fare qualcosa o comportarsi in un certo modo innanzitutto, ma nel partecipare alla stessa santità di Dio, come dice Dio stesso nell’Antico Testamento: “Siate santi perché io sono santo”.

Per noi credo che sia chiaro allora il significato del rendere ragione della speranza che è in noi. prima di tutto si tratta di un cammino, un cammino di crescita, in cui la prima condizione è attingere la forza dal Signore attraverso l’Eucarestia, per poi compiere gesti, opere che lasciano trasparire il volto del Signore agli altri, il Signore, Colui che è la nostra Speranza.

Chiediamoci: quanto l’Eucarestia ci aiuta a rafforzarci nella speranza in Dio?

Per concludere: sperare è vivere prima di tutto con fede i propri giorni, tendendo alla santità!

Maria, Madre della Misericordia, Madre della Speranza, renda il nostro SI’ unito al suo, nella fede!

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