Carissimi fratelli e sorelle,
come ben sappiamo, “Spes non confundit” è il titolo della Lettera di indizione del Giubileo che
Papa Francesco ha donato alla Chiesa proprio in questo “anno di grazia” che stiamo vivendo,
riscoprendoci, soprattutto in questi giorni, “pellegrini di speranza”. Facciamo un passo avanti in
questo nostro cammino verso la Festa della Madre della Misericordia del 5 agosto, soffermandoci
oggi su un passaggio del grande insegnamento di Paolo sul tema della speranza, come lo troviamo
nella Lettera ai Romani.
Credo sia molto bello contemplare quel tesoro che troviamo al cap. 8 della Lettera ai Romani, ai
versetti dal 31 al 39:
Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha
risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono
infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze,
né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo
Gesù, nostro Signore.
San Paolo pone un altro fondamento della speranza cristiana: quello che viene dal non saperci
mai separati dall’amore di Cristo. Questa riflessione di San Paolo nasce dalla sua esperienza
personale. L’elenco di tutte le cose negative che egli elenca, sono proprio l’insieme delle sue
personali tribolazioni e difficoltà affrontate. Paolo, come tutti gli apostoli, ha avuto difficoltà
umane di ogni genere, ma anche difficoltà dovute proprio al suo ministero e alla sua missione. Ma
in mezzo a tutto questo, egli getta una luce di speranza, esprimendo una certezza: in tutto ciò che
capita lui non è mai separato dall’amore di Dio.
Paolo è pienamente consapevole che possono capitare un’infinità di cose nella vita degli uomini,
anche le cose più pesanti e più preoccupanti, ma il credente sa che Dio non lo abbandona mai!
Anzi, proprio in mezzo a quelle difficoltà e a quelle tempeste, Dio è consolazione e punto di forza,
di riferimento.
Credo che questo sia fondamentale anche per noi, che spesso, di fronte alle difficoltà, pensiamo
esattamente il contrario, e cioè che le difficoltà, le preoccupazioni sono segno della non-presenza
di Dio, del suo abbandono.
Spronati da San Paolo, dobbiamo allora ricordarci di questa verità: non solo le prove della vita non
sono segno dell’assenza di Dio, ma al contrario Dio si nasconde in esse, lui che per primo non ha
rifiutato di sperimentare le comuni difficoltà della nostra esistenza umana.
Avere speranza, dunque, è credere che Dio è presente nella nostra quotidianità, anche la più
difficile. È importante fare questo esercizio di speranza, ogni giorno: pensare cioè che davvero
Dio è vicino a ciascuno di noi, capiti quello che capiti!
Maria, Madre della Misericordia, Madre della speranza, sempre vicina ai suoi figli nel cammino
della vita, ci aiuti a sentire sempre accanto il Signore, anche quando infuria di più la tempesta della
difficolta, dell’incomprensione, dello scoraggiamento, del dolore.
