Varca la soglia

Carissimi fratelli e sorelle,
compiamo un passo in più, come pellegrini di speranza, verso la Festa della Madre della
Misericordia, in questo giorno così particolare in cui, da mezzogiorno in poi, inizierà il tempo del
Perdono di Assisi, la cosiddetta “indulgenza della Porziuncola”, in cui saremo chiamati, anche se
solo interiormente, a varcare la soglia di quel luogo santo, custodito come tesoro prezioso nello
scrigno della Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli, luogo in cui tutto è iniziato, e che continua
ad essere fonte da cui zampilla perdono e speranza.
«Venite! Gesù è la Porta della pace» ha esclamato Papa Francesco nel messaggio Urbi et orbi di
Natale. E ha aggiunto: «Spesso noi ci fermiamo solo sulla soglia; non abbiamo il coraggio di
oltrepassarla, perché ci mette in discussione. Entrare per la Porta richiede il sacrificio di fare un
passo — piccolo sacrificio; fare un passo per una cosa così grande —, richiede di lasciarsi alle
spalle contese e divisioni, per abbandonarsi alle braccia aperte del Bambino che è il Principe
della pace. In questo Natale, inizio dell’Anno giubilare, invito ogni persona, ogni popolo e nazione
ad avere il coraggio di varcare la Porta, a farsi pellegrini di speranza, a far tacere le armi e a
superare le divisioni!».
Parole semplici, dirette, inequivocabili. Solo disarmati si può entrare attraverso la porta. Ma le
armi l’uomo se le tiene strette, gli danno sicurezza, lo fanno sentire forte. Calmano, illusoriamente,
le sue paure. Le paure sono sempre al plurale, la speranza è una, e ci unifica. Varcare la soglia
vuol dire anche abbandonare il politeismo delle paure per abbracciare il monoteismo della
speranza. Il poeta Gianni Rodari, che scriveva per i bambini come tutti i poeti, si chiese e ci chiede:
«Spiegatemi voi, dunque, / in prosa o versetti, / perché il cielo è uno solo / e la terra è tutta a
pezzetti».
Papa Francesco lo sapeva, lo ha detto praticamente per dodici anni, che dobbiamo pregare e
vivere per portare un po’ di cielo su questa terra lacerata. Per farlo è necessario quel piccolo
passo, quel «fare un passo per una cosa così grande». Ci vuole coraggio, innanzitutto di stare
sulla soglia. Se stiamo lì, sulla soglia, riusciremo a varcarla. Il problema è che spesso preferiamo
stare altrove. Nella Bibbia leggiamo del bellissimo episodio di Abramo che, alle querce di Mamre,
si accorge dell’arrivo del Signore e gli va incontro. Abramo “stava sulla soglia”, annota il testo. Non
stava né dentro la tenda, né nel deserto. Nel deserto si sarebbe perso, smarrito, disorientato,
dentro la tenda, al contrario, sarebbe stato troppo “orientato”, sistemato, intorpidito dalle proprie
abitudini e comodità. Qui ci salva l’esempio dei pastori nei Vangeli di Natale. «Impariamo
dall’esempio dei pastori: la speranza che nasce in questa notte non tollera l’indolenza del
sedentario e la pigrizia di chi si è sistemato nelle proprie comodità — e tanti di noi, abbiamo il
pericolo di sistemarci nelle nostre comodità». Ritornare a essere come i pastori, inquieti, poveri e
liberi. Questo ci aiuterà a stare sulla soglia che è il luogo dell’inquietudine, della libertà e della
speranza. E a varcarla. 
Maria, Madre della Misericordia, Madre della Speranza, preghi per noi e con noi nel Cenacolo che
è questo Santuario, nel Cenacolo del nostro cuore, nel Cenacolo delle nostre famiglie e comunità,
perché la forza dello Spirito Santo possa aiutarci a “varcare la soglia della speranza”, giorno dopo
giorno.

VARCHIAMO LA SOGLIA, COME PELLEGRINI DI SPERANZA, CON CORAGGIO, LIBERANDOCI DAL
POLITEISMO DELLE PAURE, PER APRIRCI AL MONOTEISMO DELLA SPERANZA!

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