Che Peccato!

Carissimi amici,
siamo giunti alla sesta tappa del nostro cammino di preparazione alla Festa della Madre della
Misericordia, e continuiamo ad approfondire la virtù della speranza, in modo ancora più intenso,
in questo giorno del “Perdono di Assisi”, in cui sperimentiamo, tocchiamo con mano quanto la
Misericordia di Dio sia sorgente di vera speranza!
E allora, credo sia importante toccare un tema che ci può aiutare anche nel vivere con maggior
profondità il nostro “esame di coscienza” e il Sacramento della Riconciliazione. Ciò su cui desidero
soffermarmi sono alcuni tra i peccati “contro la speranza”, di cui non si parla mai, ma in fondo
sono più frequenti di quanto immaginiamo.

  1. Il primo peccato contro la speranza è la MANCANZA DI SPERANZA NELLA VITA ETERNA.
    Questo peccato è sempre accompagnato dallo stesso pensiero: “Sono troppo peccatore,
    ne ho combinate troppe, se è anche vero che Dio perdona, Dio non può perdonare me, io
    sono stato troppo lontano dalla grazia di Dio e quindi, sono un caso senza speranza, non
    posso essere salvato!”. Chi pensa in questo modo, rende vana la Croce di Cristo, perché il
    mistero pasquale del Signore insegna che la salvezza c’è, c’è per tutti, e non esiste peccato
    che non sia già stato perdonato sulla Croce da Cristo! Pensare di essere invece in una
    situazione di impossibilità di salvezza ci rende tristi, cioè senza speranza! E attenzione: se
    questo peccato si radica profondamente in noi, rende impossibile alla grazia di Dio di agire
    e operare in noi!
  2. Il secondo peccato contro la speranza è la PRESUNZIONE DI SALVARSI SENZA MERITO.
    Questo peccato nasce da un atteggiamento e un pensiero opposto a quello precedente,
    perché è l’atteggiamento di chi dice: “Se vuole il Signore mi salva comunque, dunque io
    posso fare ciò che voglio, tanto è destino! La salvezza eterna è destino!” questo pensiero
    offende lo Spirito Santo e mortifica la speranza che deve essere in noi, quella speranza che
    trasforma il nostro modo di essere e ci rende figli attenti alla dimensione spirituale della
    vita e aperti alla speranza! Certo, non possiamo pensare che le nostre buone opere
    servano per “meritare, quasi comprare” la vita eterna! La vita eterna rimane dono di Dio,
    non la compriamo con i nostri buoni meriti. Tuttavia delle nostre buone opere Dio ne
    tiene conto, e ci guida anche attraverso di esse alla salvezza eterna.
  3. Il terzo peccato contro la speranza è ciò che il Catechismo riporta come L’IMPENITENZA
    FINALE. Noi siamo lontani dalla speranza quando rimaniamo nell’atteggiamento
    dell’impenitenza. Guardate che è molto più diffuso di quanto crediamo. Nel nostro
    contesto culturale, che ha portato a cancellare l’idea del peccato e ad esorcizzare in vari
    modi l’idea della morte, accade sempre più di frequente che non sia data nessuna
    possibilità di esistenza al concetto di “preparazione alla morte”. E questo, quindi, non
    lascia quasi mai spazio ad una confessione generale della vita che, almeno all’ultimo,
    metta nelle mani di Dio tutto quello che ci è sfuggito, ma anche tutto quello di cui si ha
    memoria e che è peccato grave, che non si ha mai avuto la forza e il coraggio di
    confessare. Così si perde anche quest’ultima possibilità di redenzione che, un po’ come il
    buon ladrone nel Vangelo, ci farebbe compiere l’ultimo e il più importante “furto” della

vita, quello della salvezza eterna. Dato che però, come ben sappiamo, non conosciamo né il
giorno né l’ora, conviene sempre stare pronti. Quindi tutti noi dovremmo capire che un
peccato contro la speranza è sminuire continuamente il valore della penitenza, della
riconciliazione, della confessione. Confessarsi spesso è non solo un ottimo modo per
imparare a vivere questo Sacramento, destinato a volte ad essere il “povero figlio della
serva”, ma anche un ottimo modo per lasciare che la speranza operata da Dio lavori in
ciascuno di noi. Più noi ci sentiamo perdonati, più facciamo tesoro della benedizione di
Dio che è la sua misericordia, più noi tutti possiamo crescere nella speranza della
redenzione eterna e della vita eterna.

  1. Un altro peccato contro la speranza è anche LA MANCANZA DI PERSEVERANZA. La vita
    cristiana non è mai un procedere uniforme verso la meta, ma è sempre andare un po’ a
    tratti. Ci sono momenti in cui tendiamo alla vita di fede con tutte le nostre forze e momenti
    in cui ci stanchiamo di farlo; momenti in cui sentiamo un vivo fervore e momenti in cui, al
    contrario, non sentiamo nulla. Capiamo allora perché la mancanza di perseveranza è un
    peccato contro la speranza, perché chi spera, nonostante gli “urti” della vita, va avanti
    poggiandosi sulla roccia sicura di Cristo e della sua Parola, rimanendo, nella luce della
    fede, anche nel momento di aridità, di buio, di fatica.

Facciamo tesoro di questa riflessione per interrogarci, guardandoci dentro nella verità, con la forza
dello Spirito Santo, fuoco che illumina e purifica.
Maria, Madre della Misericordia, Madre della Speranza, ci aiuti sempre ad accostarci al cuore
misericordioso di Dio con umiltà e insieme con gioia, sapendo che con la forza del perdono noi
saremo ancora una volta creature rinnovate dall’Amore.

Lascia un commento